Parole Sparse




I don’t know if you’ve ever felt like that. That you wanted to sleep for a thousand years. Or just not exist. Or just not be aware that you do exist. Or something like that. I think wanting that is very morbid, but I want it when I get like this. That’s why I’m trying not to think. I just want it all to stop spinning.

– The Perks of Being a Wallflower // Stephen Chbosky (via thelovelybones) (via infinitebutterflies) (via easymurder) (via thefloralsofa) (via wolfsvalentine) (via whenyoursoulembarks) (via lovelierwords) (via cracknasty) Via Join Me On The Rings Of Saturn.

Sono così triste che ogni mattina quando mi sveglio, l’unica cosa a cui riesco a pensare sono le ore che mancano al momento in cui tornerò a letto.


Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca. Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle. Considero valore il vino finché dura il pasto, un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano. Considero valore quello che domani non varrà più niente e quello che oggi vale ancora poco. Considero valore tutte le ferite. Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe, tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi, provare gratitudine senza ricordare di che. Considero valore sapere in una stanza dov’è il nord, qual è il nome del vento che sta asciugando il bucato. Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca, la pazienza del condannato, qualunque colpa sia. Considero valore l’uso del verbo amare e l’ipotesi che esista un creatore. Molti di questi valori non ho conosciuto.

Erri De Luca, da “Opera sull’acqua e altre poesie” (via blondeinside) Via blonde inside








innamorarmi è la cosa peggiore che mi sia mai capitata

apneadiparole:

batchiara:

11ruesimoncrubellier:curiositasmundi:stabilitaprecaria:

“Mi sento diverso dagli altri. Sul serio. Ma ogni volta che attacco discorso con una persona nuova finiamo sempre a parlare delle cose che abbiamo in comune. Lavoro, luoghi, sentimenti. Quello che sia. È il tipico modo in cui parla la gente, lo so, la colpa è anche mia, io faccio lo stesso. Ma mi viene voglia di smettere e gridare no, non è così, per me non è lo stesso. Io mi sento diverso”.
“Capisco cosa intendi”.
“Non è la risposta giusta”.
“Voglio dire, ma di che cazzo stiamo parlando?”
“Ecco, perfetto”. Risate.
Lei si accese la sigaretta mentre E. continuava.
“È come un virus linguistico. Ogni conversazione diventa pallida e rassicurante. ‘Si, lo so, è così anche per me’. Ma il virus non si accontenta di mangiare le conversazioni, vuole distruggerti la vita. Vuole farti innamorare”.
“C’è di peggio”.
“Per me no”.
“Le carestie, la guerra, le inondazioni”.
“Quelle cose non mi sono mai capitate. L’amore si. Innamorarmi è la cosa peggiore che mi sia mai capitata”.
“Stai dicendo una sciocchezza”.
“Qual è la cosa peggiore che sia mai capitata a te?”
Lei restò in silenzio per più di un minuto.
“No, ecco, vedi, questa è stata la prima sciocchezza che ho detto. Chiederti di considerare la mia situazione partendo dalla tua esperienza. Vedi? Il virus è tornato in azione. Non voglio che tu mi dica che le nostre vite sono uguali. Non sono uguali. Voglio solo che tu ascolti seriamente quello che dico, che mi creda”.
“Io ti credo”.
“Non dirmelo con quella voce sexy”.
“Vaffanculo”. Lei rise di nuovo.
“Vuoi qualcos’altro da bere?”
“Fra un attimo”. Buttò giù quello che le era rimasto nel bicchiere fino all’ultima goccia, poi disse: “Sai qual è la cosa buffa?”
“Cosa?”
“Anche gli altri si sentono come ti senti tu, separati e diversi dal resto della gente. È come quando ci si innamora: ogni volta sembra che sia qualcosa di nuovo, anche se si rifanno esattamente le stesse cose. È proprio questo senso di unicità la cosa che abbiamo in comune tutti quanti, la cosa che non cambia mai”.
“No, io sono diverso. E per me innamorarmi è diverso ogni volta. Succedono cose diverse. Cose brutte”.
“Ma tu sei sempre lo stesso, sei sempre quello che eri prima della prima volta. È solo che ti senti diverso”.
“No, sono cambiato. Sono peggiorato, e di molto”.
“Non sei così male”.
“Avresti dovuto vedermi prima. Vuoi qualcos’altro a bere?”
Sulla tovaglietta segnaposto plastificata che avevano in mezzo al tavolo c’erano foto di cocktail dall’aria esotica. “Voglio questo”, disse. “Uno zombie”. Era violetto.
“No, dai. Non puoi bere quella roba”.
“Si invece. Mi piace un sacco lo zombie”.
“Non è vero. Non l’hai mai provato. E comunque in questo posto lo fanno da schifo”. Ordinò altri due margarita.
“Sei veramente un intenditore”.
“Solo di zombie”.
“Di zombie e di amore che fa male”.
“Mi stai prendendo in giro. Mi pareva che mi avessi promesso di prendermi sul serio, di credermi”.
“Mentivo. Le persone mentono sempre quando si fanno la corte”.
“Non ci stiamo facendo la corte”.
“E allora che stiamo facendo?”
“Stiamo solo bevendo qualcosa insieme. Beviamo e chiacchieriamo. E io sto cercando di metterti in guardia”.
“E mi stai fissando”.
“Sei bellissima. Oh, Dio”.
“A proposito, la sai questa? Qual è la fregatura peggiore dell’essere atei?”
“Mi arrendo”.
“Non hai nessuno a cui parlare mentre vieni”.

“L’inferno comincia nel giardino” - Jonathan Lethem

curiositasmundi: Lethem dovrebbero insegnarlo dalle elementari…

Via Apnea di parole




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(via tiresome)


Sto cercando di dire sempre la verità, quando mi chiedono come sto

Sto cercando di chiedere come stanno le persone solo quando mi interessa davvero. E farglielo sentire, che mi interessa.

Sto cercando di andare oltre le mie paure, perché se le lascio nell’angolo buio della mente, dove le ricaccio di solito, queste crescono, fino a costringere la mia vita in un cantuccio piccolissimo e riescono a comandare i miei comportamenti. E no, non voglio.

Sto cercando di passare oltre al mio orgoglio, per riconquistare affetti e speranze e persone [persone] alle quali voglio un bene dell’anima.

Sto cercando, e per ora è un gran bel passo avanti.


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